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| 20 gen 2020 | 08:16

"Siamo arrivati a un soffio da un epilogo tragico", l'alpinista Simone Moro precipita in un crepaccio largo 50 centimetri. Momenti drammatici con la compagna Tamara Lunger 

Sono stati momenti di paura quelli vissuti dai due alpinisti durante la salita del Gasherbrum I e il concatenamento con il Gasherbrum II, nella catena montuosa del Karakoram. Simone Moro è precipitato per oltre 20 metri in un crepaccio 

 

"Siamo arrivati a un soffio da un epilogo tragico", l'alpinista Simone Moro precipita in un crepaccio largo 50 centimetri

TRENTO. “Siamo arrivati veramente a un soffio da un epilogo tragico e funesto sia per me che per Tamara”. E' una testimonianza davvero drammatica quellA fatta dall'alpinista Simone Moro che assieme alla compagnia di spedizione, altoatesina Tamara Lunger, ieri sono stati vittime di un incidente durante la salita del Gasherbrum I e il concatenamento con il Gasherbrum II, nella catena montuosa del Karakoram, sull'Himalaya.

 

A raccontarlo è lo stesso Moro dalla propria pagina Facebook.

 

“Eravamo intenzionati a passare due notti sulla montagna, raggiungere campo 1, dormire lì e il giorno dopo dirigerci verso campo 2” racconta l'alpinista. “Eravamo finalmente fuori dalla cascata di ghiaccio, avevamo superato anche l’ultimo grosso crepaccio e procedevamo sul plateau sommitale. Sempre legati perché sapevamo che i crepacci erano sempre in agguato e antenne sempre dritte ma il morale alto e la soddisfazione di aver superato tutto il labirinto di ghiaccio grande”.

Ma la giornata non era finita e quello che aspettava i due alpinisti era terribile. Arrivati ad un crepaccio la prima ad attraversarlo è stata Tamara. Poi la volta di Simone.

 

“E' venuto il mio turno – racconta l'alpinista - e dopo una frazione di secondo, mi si è aperta una voragine sotto i piedi e sono precipitato. Tamara ha subìto uno strappo tanto violento che è letteralmente volata fino al bordo del crepaccio e io in caduta libera a testa in giù sbattendo schiena gambe e glutei sulle lame di ghiaccio sospese nel budello senza fine in cui continuavo a scendere. Largo non più di 50 cm, tutto buio”.

 

Un volo di oltre venti metri. Tamara è rimasta con la corda avvolta attorno alla mano con dolori lancinanti. Lentamente scivolava sul ciglio del crepaccio. Simone, invece, al buio.

 

“Sono riuscito con una mano a mettere un primissimo precario ancoraggio – racconta l'alpinista - e, pur sentendomi lentamente scendere verso l’abisso ho avuto la lucidità di prendere la vite da ghiaccio che avevo all’imbrago e fissarla nella parete liscia e dura del crepaccio. Quella vite ha fermato lo scivolamento mio e la probabile caduta nel crepaccio di Tamara”. Da quel momento lo sforzo di entrambi per uscire da una situazione pericolosa. Quasi due ore dopo, con continue contorsioni e mille sforzi, Simone è riuscito a risalire il crepaccio, schiacciato tra due pareti larghe 50 centimetri.

 

“Tremolante e con mille contusioni – racconta Simone - ho abbracciato Tamara che piangeva anche dal dolore alla mano. Mentre salivo era riuscita ad organizzare una bella sosta di recupero e ad assicurarmi mentre scalavo i 20 interminabili metri di ghiaccio liscio. Siamo scesi al campo base già allertato e rassicurato via radio”. Successivamente sono stati organizzati gli accertamenti medici.

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